lunedì 20 aprile 2026

AENDRIU – “IL BRUTTO”

AENDRIU – “IL BRUTTO”


IL BRUTTO” di Aendriu è un EP che non si limita a raccontare il presente, lo prende per il colletto e lo scuote finché non smette di fingere.

Dimenticate l’idea di un lavoro “di passaggio”: qui dentro c’è un punto di rottura. Dopo La rabbia che ho dentro e il singolo Vuoto, Aendriu affila il suono e lo rende più diretto, più melodico ma anche più tagliente. È come se il punk avesse deciso di togliersi la giacca e restare in maglietta sotto la pioggia: meno costruzione, più pelle.

“ARIA” è il primo schiaffo. Un brano che parla di spazio negato mentre ti stringe il petto, trasformando il tema della violenza di Stato in qualcosa di fisico, quasi respiratorio. Non è solo denuncia, è pressione che sale.

“SANTI O BASTARDI” gioca con le etichette e poi le distrugge. Qui Aendriu fa una cosa semplice ma potentissima: rifiuta la semplificazione morale. Nessun bianco o nero, solo quella zona grigia dove viviamo tutti, volenti o nolenti.

Poi arriva “Una canzone punk” e cambia il vento. L’autoironia entra in scena come una crepa luminosa: non alleggerisce, ma aggiunge profondità. È il momento in cui la band si guarda allo specchio e sorride, senza perdere un grammo di credibilità. Anzi, guadagnandone.

Con “L’ODIO” il raggio si allarga, e il terreno diventa globale. Guerra, fuga, resistenza. Ma la scelta più radicale è quella di non cedere all’odio stesso. Un paradosso che il brano tiene in piedi con una tensione quasi nervosa, senza mai cadere nella retorica.

La chiusura con la cover di “Knives” dei Therapy non è un esercizio nostalgico. È un passaggio di testimone, un gesto di appartenenza a una linea emotiva e sonora precisa. Non imitazione, ma dialogo.

Il titolo “IL BRUTTO” funziona perché non cerca di piacere. È una dichiarazione, quasi un manifesto: dentro ci sono le crepe, le contraddizioni, le cose che normalmente si tengono sotto il tappeto. E Aendriu quel tappeto lo solleva senza chiedere permesso.

Ogni brano è una scheggia dello stesso blocco, ma con angolazioni diverse. Il suono evolve senza perdere identità, e i testi riescono a essere politici senza diventare slogan.

In sintesi “IL BRUTTO” è un EP necessario. Non perché debba piacere a tutti, ma perché dice cose che molti evitano. È ruvido, sì, ma come certe verità che non puoi levigare. E alla fine resta addosso, come un livido che ti ricorda che qualcosa è successo davvero.

Tracklist:

Aria
Santi o bastardi
Una canzone punk
L’odio
Knives (cover dei Therapy?)





lunedì 13 aprile 2026

Bro.mo – Tutto (ri)torna

Bro.mo – Tutto (ri)torna

Ci scrivono così, senza filtri:

Sicuramente riceverete un mucchio di mail come questa… ci chiamiamo Bro.mo, facciamo punk rock / hc melodico (stile NOFX)… siamo in quattro, tra Pavia e Genova. È appena uscito il nostro primo EP: Tutto (ri)torna.”

Zero costruzioni, zero pose. Solo coordinate chiare.

E il disco fa esattamente la stessa cosa: parte e non si volta indietro.
Tutto (ri)torna dura il giusto per lasciarti addosso quella sensazione di corsa interrotta a metà, quando hai ancora fiato ma anche qualcosa da dire. Sette tracce che sembrano appunti scritti di fretta 
— Stacchi, Mensa dei cani, Karmeluzzo, Delay, Chihuahua — 
e dentro un mondo che non ha bisogno di essere spiegato troppo.

Si apre con “Stacchi”, che funziona come dichiarazione d’intenti: ritmo serrato, chitarre dritte e quell’equilibrio tra melodia e tensione che tiene tutto in piedi senza strafare. La title track “Tutto (ri)torna” è più ragionata, lascia emergere il lato emotivo della band senza perdere spinta: non esplode davvero, ma resta lì, appiccicata.
Quando arrivano “Mensa dei cani” e “Karmeluzzo” il disco stringe i denti e accelera: più hardcore, più istinto, meno controllo. “Kroste” è una scheggia secca, brevissima, ma serve a spezzare il ritmo e a rendere tutto meno lineare. Poi “Delay” cambia aria: rallenta, respira, costruisce spazio e dimostra che i Bro.mo sanno gestire anche dinamiche diverse, non solo velocità. “Chihuahua” chiude il cerchio senza fare la grande scena finale: è coerente, completa, e proprio per questo funziona.

Il riferimento ai NOFX c’è, ma non pesa. Non è imitazione, è punto di partenza.
La differenza vera la fa la lingua: l’italiano rende tutto più vicino, più concreto, meno cartolina punk e più vita quotidiana.

La produzione resta su coordinate essenziali, quasi DIY: niente lucidature inutili, niente ricerca della perfezione. E paradossalmente è proprio questo a rendere il disco credibile. Suona vivo, suona suonato, suona vero.

E qui sta il punto: Tutto (ri)torna non inventa niente, ma centra quello che conta. Alterna bene i momenti tirati a quelli più aperti, tiene una coerenza forte dall’inizio alla fine e soprattutto evita quella tentazione di fare il “compitino punk” che spesso appiattisce tutto. I testi non cercano frasi slogan, ma restano su un piano personale, quasi quotidiano, e proprio per questo arrivano.

I Bro.mo non provano a fare i fenomeni, né a reinventare il genere.
Fanno qualcosa di più raro: suonano sinceri.
E quando succede, nel punk, si sente subito.

Tracklist:
Stacchi
Tutto (ri)torna
Mensa dei cani
Karmeluzzo
Kroste
Delay
Chihuahua







venerdì 10 aprile 2026

Io e i Gomma Gommas – Pompa il Volume

Io e i Gomma Gommas – Pompa il Volume


Prendere “Felicità” e trasformarla in un’arma da pogo è già una dichiarazione di intenti. Ma gli Io e i Gomma Gommas non si fermano lì: con “Pompa il Volume” costruiscono un intero luna park punk dove gli anni ’80 vengono smontati, risaldati e rimessi in circolo a velocità pericolosa.

Dopo l’uscita del primo singolo, proprio “Felicità”, l’iconica hit di Al Bano & Romina Power passata sotto la ghigliottina delle chitarre, e “Cuccurucucù” singolo uscito in anteprima su Punkadeka, arriva finalmente il disco completo: 10 cover anni ’80 pensate per una sola missione, farti saltare dal divano come se il salotto fosse un centro sociale nel ’97.

Registrato al Gommastudio da Filippo Ravaglioli durante le pause del tour 2025, “Pompa il Volume” ha il sapore delle cose fatte di notte, con ancora l’adrenalina del live addosso.

Il lavoro viene poi rifinito e mixato da Manuele Pesaresi al Dyne Engine Studio di Castelfidardo, mantenendo però quell’urgenza sporca e viva che è il vero cuore del progetto.

L’uscita ufficiale è fissata per 10 aprile, ma chi c’era il 6 aprile alla Punksquetta del Ristorante Granozero di Lecco si è già goduto un’anteprima incendiaria con ben sei brani suonati dal vivo. Una specie di battesimo nel pogo.

Qui non si tratta di semplice cover band. È più un’operazione chirurgica fatta con una motosega:
chitarre sparate
batteria senza freni
cori da urlare fino a perdere la voce

Il risultato è un cortocircuito bellissimo: punk rock californiano + varietà italiano + ironia ignorante quanto basta.
E funziona dannatamente bene.

Tracklist:

Felicità (Al Bano & Romina Power)
Cuccurucucù (Franco Battiato)
Spacchiamoci le Orecchie (Jovanotti)
Maledetta Primavera (Loretta Goggi)
L'estate sta finendo (Righeira)
Rock 'n' roll robot (Alberto Camerini)
L'italiano (Toto Cutugno)
Che fico (Pippo Franco)
Alghero (Giuni Russo)
Sono un ribelle mamma (Skiantos)

Ogni pezzo viene ribaltato:
Maledetta Primavera” perde la malinconia e diventa un inno da pogo sudato
L’estate sta finendo” qui esplode invece di finire
Cuccurucucù” è pura scheggia impazzita (già fuori anche con videoclip in anteprima su Punkadeka)

E poi ci sono le perle più assurde, tipo “Che fico”, che nel nuovo contesto acquistano un senso completamente diverso, come se fossero sempre state punk ma nessuno se ne fosse accorto.

Se il disco è un gioco, l’artwork è il livello bonus.
La band continua la sua tradizione di sabotaggio visivo: dopo aver preso di mira i Rancid, questa volta tocca ai NOFX e al loro “Pump Up the Valuum”, trasformato ironicamente in “Pompa il Volume”.
Il manifesto è chiarissimo:
Facciamo le cover delle cover.”

Meta-punk allo stato puro.
Il senso di tutto questo casino
Dietro la caciara c’è una verità semplice: questo disco è amore.
Amore per la musica pop italiana, ma filtrato attraverso distorsione, sarcasmo e attitudine DIY.
Non è nostalgia. È una riscrittura.
Una specie di universo parallelo dove gli anni ’80 suonavano nei centri sociali invece che in TV.

Pompa il Volume” è un disco che non chiede il permesso. Entra, sposta i mobili e trasforma tutto in un pogo collettivo.
Non cambierà la storia del punk.
Ma potrebbe migliorare parecchie serate.


Ascolta "Pompa il Volume"