ORMAI – Per un secondo ci siamo trovati
Ci sono dischi che bussano. Altri che sfondano la porta con una chitarra accordata in drop nostalgia. Per un secondo ci siamo trovati, secondo lavoro degli Ormai, appartiene alla seconda categoria: undici tracce che suonano come un diario scritto con un plettro consumato e una bacchetta scheggiata.
Valerio e Simone, duo chitarra-batteria romano attivo dal 2016, arrivano da un passato post-hardcore strumentale con i Tomydeepestego. Poi la svolta: si canta, e si canta in italiano. Una scelta che non è solo linguistica ma identitaria. Perché qui le parole pesano, si incastrano tra fuzz e rullate, e restano addosso.
Il nuovo album, in uscita il 13 febbraio 2026 per V10 Records, è figlio dichiarato degli anni 90. Le ombre lunghe di Verdena, Dinosaur Jr., The Smashing Pumpkins e Ministri si sentono, ma non come citazioni da collezionisti. Piuttosto come radici che spingono sotto il cemento.
L’apertura con “Ho lasciato l’orizzonte” è un manifesto: malinconia sì, ma mai passiva. È una malinconia che cammina, che strattona, che si sporca le mani. “Slow crush” e “Ossi morti” scavano in territori più abrasivi, dove il muro sonoro diventa quasi fisico. Si percepisce il lavoro in studio con V Fisik: le chitarre non sono solo volume, sono materia.
“Trentotto gradi al tramonto” e “Caligola” hanno un respiro più narrativo, mentre “Graffi di ruggine” e “1994 Ampere” suonano come fotografie bruciate ai bordi, tra memoria personale e immaginario collettivo. Il titolo stesso, Per un secondo ci siamo trovati, è una dichiarazione fragile e potentissima: l’idea che la connessione sia un lampo, ma sufficiente a illuminare tutto.
Nella parte finale del disco emergono le crepe più intime: “Non c’è il sole”, “Münchhausen” e “È solo un tango” giocano con dinamiche più sottili senza perdere tensione. La chiusura con “Ti blocco alla festa” è un piccolo cortocircuito generazionale, tra ironia e disincanto digitale.
La produzione, registrata e mixata da V Fisik all’Hombrelobo Studio di Roma e masterizzata da Riccardo Pasini allo Studio73 di Ravenna, mantiene il suono ruvido ma leggibile. Non c’è patina. Non c’è trucco. Solo due strumenti che sembrano molti di più.
Gli Ormai confermano che non è tutto metal quel che luccica. A volte basta una chitarra al limite della saturazione e una batteria che picchia come un cuore nervoso per costruire un mondo.
Per un secondo ci siamo trovati è un disco che non cerca l’eternità. Cerca l’impatto. E quando arriva, lascia il segno.
Tracklist:
Ho lasciato l’orizzonte
Slow crush
Ossi morti
Trentotto gradi al tramonto
Caligola
Graffi di ruggine
1994 Ampere
Non c’è il sole
Münchhausen
È solo un tango
Ti blocco alla festa










