“IL BRUTTO” di Aendriu è un EP che non si limita a raccontare il presente, lo prende per il colletto e lo scuote finché non smette di fingere.
Dimenticate l’idea di un lavoro “di passaggio”: qui dentro c’è un punto di rottura. Dopo La rabbia che ho dentro e il singolo Vuoto, Aendriu affila il suono e lo rende più diretto, più melodico ma anche più tagliente. È come se il punk avesse deciso di togliersi la giacca e restare in maglietta sotto la pioggia: meno costruzione, più pelle.
“ARIA” è il primo schiaffo. Un brano che parla di spazio negato mentre ti stringe il petto, trasformando il tema della violenza di Stato in qualcosa di fisico, quasi respiratorio. Non è solo denuncia, è pressione che sale.
“SANTI O BASTARDI” gioca con le etichette e poi le distrugge. Qui Aendriu fa una cosa semplice ma potentissima: rifiuta la semplificazione morale. Nessun bianco o nero, solo quella zona grigia dove viviamo tutti, volenti o nolenti.
Poi arriva “Una canzone punk” e cambia il vento. L’autoironia entra in scena come una crepa luminosa: non alleggerisce, ma aggiunge profondità. È il momento in cui la band si guarda allo specchio e sorride, senza perdere un grammo di credibilità. Anzi, guadagnandone.
Con “L’ODIO” il raggio si allarga, e il terreno diventa globale. Guerra, fuga, resistenza. Ma la scelta più radicale è quella di non cedere all’odio stesso. Un paradosso che il brano tiene in piedi con una tensione quasi nervosa, senza mai cadere nella retorica.
La chiusura con la cover di “Knives” dei Therapy non è un esercizio nostalgico. È un passaggio di testimone, un gesto di appartenenza a una linea emotiva e sonora precisa. Non imitazione, ma dialogo.
Il titolo “IL BRUTTO” funziona perché non cerca di piacere. È una dichiarazione, quasi un manifesto: dentro ci sono le crepe, le contraddizioni, le cose che normalmente si tengono sotto il tappeto. E Aendriu quel tappeto lo solleva senza chiedere permesso.
Ogni brano è una scheggia dello stesso blocco, ma con angolazioni diverse. Il suono evolve senza perdere identità, e i testi riescono a essere politici senza diventare slogan.
In sintesi “IL BRUTTO” è un EP necessario. Non perché debba piacere a tutti, ma perché dice cose che molti evitano. È ruvido, sì, ma come certe verità che non puoi levigare. E alla fine resta addosso, come un livido che ti ricorda che qualcosa è successo davvero.
Tracklist:
Aria
Santi o bastardi
Una canzone punk
L’odio
Knives (cover dei Therapy?)
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