CRAC Rural Core – CRAC: rabbia, ironia e libertà musicale
Hardcore, punk, metal, hard rock e progressive si incontrano nel debutto della band valsusina, senza preoccuparsi troppo delle etichette.
“CRAC”, uscito l'11 settembre 2026 per Lunaz Records, è il disco d'esordio dei CRAC Rural Core, quattro musicisti provenienti da diverse esperienze della scena valsusina, uniti da una serie di jam dalle quali è nata una direzione musicale impossibile da rinchiudere in un unico genere.
L'hardcore rimane la radice, soprattutto nell'attitudine, ma nei suoi otto brani entrano punk, metal, hard rock, blues e progressive. Il risultato è un disco diretto e irregolare nel senso positivo del termine, dove i cambi di direzione fanno parte dell'identità della band.
Ma se musicalmente i CRAC lasciano aperte tutte le porte, sui contenuti le idee sono decisamente più nette.
Antifascismo, Resistenza, lavoro, discriminazione, razzismo e critica al potere attraversano l'intero album, spesso accompagnati da una buona dose di ironia.
Si parte con “L'Orco”, dedicata alla vicenda di Luis Carrero Blanco e al franchismo, mentre “Balmafol” riporta la memoria direttamente in Val di Susa, raccontando la battaglia partigiana del 1944 sulle montagne sopra Bussoleno.
Con “Il Capo” il bersaglio diventa invece l'autorità quotidiana e il narcisismo di chi trasforma il proprio ruolo in una licenza per comandare. “Padre Nostro” prende una preghiera conosciuta da tutti e la trasforma in una provocazione contro ingiustizie e obbedienza passiva.
“Skinhead” utilizza l'immaginario della scena skinhead punk di sinistra per arrivare a parlare di classe lavoratrice, fabbrica, salari e difficoltà quotidiane.
Tra i brani più interessanti troviamo “Luna”, probabilmente il momento più ambizioso dell'album. Ballata rock, heavy metal, progressive e hardcore si alternano per raccontare la storia di una ragazza transgender alle prese con discriminazione, rifiuto e isolamento. Qui la band mostra anche un lato più vulnerabile, senza perdere la propria aggressività.
“C'è un re”, rilettura di un brano dei Nomadi, si inserisce naturalmente nel discorso sul potere e sull'autorità, mentre la title track “CRAC” chiude il disco affrontando razzismo, ignoranza e ipocrisia sociale, con il riferimento al paradosso della tolleranza di Karl Popper.
Anche la produzione segue la filosofia della band: il disco è stato registrato quasi interamente in presa diretta, cercando di mantenere quella dimensione spontanea e fisica che appartiene soprattutto alla musica suonata dal vivo.
“CRAC” non cerca quindi di inventare l'ennesimo sottogenere. Rural Core è semplicemente il nome che i CRAC hanno dato a un modo di suonare nato naturalmente dall'incontro tra quattro musicisti e dal territorio in cui vivono.
Un debutto sincero, ruvido e pieno di idee, capace di passare dalla rabbia alla provocazione, dalla memoria alla denuncia sociale senza rinunciare alla libertà musicale.
“CRAC” non chiede il permesso e non vuole stare al proprio posto. Ed è probabilmente proprio questo il suo punto di forza.
TRACKLIST
L'Orco
Il Capo
Balmafol
Padre Nostro
Skinhead
Luna
C'è un re (Nomadi cover)
CRAC